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sabato, 11 dicembre 2004

La mattanza

Dal silenzio sulla mafia al silenzio della mafia

Esce in cofanetto il DVD con la puntata speciale di Blu notte. Misteri d'Italia andato in onda per la prima volta, con immenso successo, nell’estate 2003 su rai 3 accompaganto da un libro in cui Lucarelli racconta la mafia, come fosse un romanzo.

Il libro e il DVD racchiusi in questo nuovo cofanetto propongono la puntata speciale della trasmissione televisiva Blu notte. Misteri d'Italia in cui lo scrittore e conduttore televisivo ricostruisce le tappe della tragica “mattanza” operata dalla criminalità organizzata siciliana dagli anni Settanta a oggi e la lotta e il sacrificio di tanti magistrati e uomini di legge ormai diventati memoria collettiva e civile.

Sulle pagine del volume che accompagna il DVD, Lucarelli fa una narrazione dei fatti e commento delle immagini del filmato con lo stile appassionato e incisivo dei suoi migliori romanzi: gli avvenimenti e i personaggi appartengono alla realtà ma il loro racconto assume l’andamento e la suggestione del libro giallo.

Il risultato è una storia della mafia originale che cattura per la scorrevolezza e allo stesso tempo per la precisione e il rigore delle ricostruzioni degli oscuri intrighi di potere e dei legami occulti tra criminalità, politica e mondo imprenditoriale.

Un libro che fa riflettere sull’apparente quiescenza del sistema mafioso e pone un interrogativo: cosa è successo alla mafia? È stata vinta oppure è soltanto divenuta “invisibile”?

Con la medesima successione cronologica del libro, i ventotto capitoli più il prologo che compongono il DVD guidano lo spettatore, in un susseguirsi di flashback, immagini di repertorio, storia presente e ipotesi future, tra personaggi e situazioni del mondo della mafia e dei suoi misteri.

Si comincia con il Processo di Bari del 1969 contro il clan dei Corleonesi, seguono poi i capitoli dedicati al giornalista Mario Francese e alla sua uccisione, Totò Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano, Salvo Lima e Vito Ciancimino, il “Sacco di Palermo”, Francesca Morvillo e Ninetta Bagarella, la guerra dei Corleonesi, le morti di Boris Giuliano, Cesare Terranova, Pio La Torre, Rocco Chinnici e Carlo Alberto Dalla Chiesa, la strage di Ciaculli, la nascita del pool antimafia, la stagione dei pentiti, il maxiprocesso, le stragi di Capaci e di via D'Amelio, la reazione dello Stato e il 41 bis, la morte di don Pino Puglisi, fino a giungere alle relazioni tra mafia e politica.

Insomma un’opera che affronta un periodo macabro della storia italiana che dovrebbe spingerci a non dimenticare…

Postato da: ElioM alle 09:27 | link | commenti |

giovedì, 16 settembre 2004

II Dogma del regista di Nicole: le luci rosse

 

II suo movimento, Dogma '95, sbandiera purezza di stile e contenuti, per il suo “Dogville” ha scelto la diva Kidman. Ma il gruppo di lavoro di Lars Von Trier non fa mistero di ispirarsi al porno. Al punto da produrlo.

 

Non c’è niente da fare: Lars Von Trier, il regista di “Le Onde del destino”, già Palma d'Oro con Bjork a Cannes per “Dancer in The Dark”, è innamorato delle donne. Nei suoi film le attrici diventano icone di bellezza. Come la splendida Nicole Kidman, che troneggia sensuale nei manifesti di Dogville, il film presentato alla Mostra del cinema di Venezia, primo di una trilogia sull'America: una donna che per sfuggire a misteriosi gangster arriva nella città di Dogviìle, dove la gente sembra tutta buona e onesta. Sembra...

 

Mai fermarsi alle apparenze, appunto. In fondo anche la passione del regista danese per la sensualità nasconde qualcosa in più. Da qualche mese la sua casa di produzione, la Zentropa, ha rispolverato l’idea di realizzare cinema porno, destinato a un pubblico femminile. Una notizia non particolarmente stupefacente per un regista amante della provocazione, che oltre a definirsi “un mastur-batore del grande schermo”, ha dichiarato in passato di voler dirigere un film dì 007 in chiave omosessuale.

 

Ma com'è nato il coinvolgimento di Von Trier nell'industria dell'hard? La leggenda narra che nel 1997, dopo avere girato in Idioti una scena di sesso non simulata con l'attrice Trina Michelsen, il regista abbia deciso di fondare la Puzzy Power, casa di produzione di film a luci rosse destinati alle donne. Per carità, tutto è stato “razionalizzato” nello stile di Dogma, il movimento cinematografico di cui il danese è l’elemento più di spicco. Così il gruppo di lavoro del regista ha messo intorno al tavolo cinque donne per stilare un manifesto dell’erotismo al femminile. Gerd Winther, sessuologa, Lilli Henriksen, giornalista, Christina Lohse, modella erotica, Vibeke Vindelw, produttrice, e Mette Nelund, assistente alla produzione.

 

Le regole? Le sceneggiature avrebbero dovuto basarsi sulla vita di tutti i giorni, le protagoniste avrebbero dovuto essere del tutto soddisfatte e consenzienti riguardo ciò che facevano, soprattutto in situazioni “estreme”. Nessuna violenza e nessuna concessione al maschilismo doveva apparire nelle produzioni della Puzzy Power: quindi, il corpo doveva essere sì filmato nella sua interezza ma senza troppi indugi nei dettagli, il sesso orale era bandito, per eliminare ogni reminiscenza del “maschio padrone”. I primi due film prodotti, Constance e Pink Prìson, furono veri successi commerciali, ma la mancata vendita a livello internazionale del terzo, Hot men cool boyz, a tematica gay, fermò per qualche tempo la produzione. Ora il progetto è risorto sotto l’egida della nuova casa di produzione, Innocent Pictures, sempre collegata a Zentropa, che si è fatta portatrice del Dogma “rosa” delle cinque “sagge”. Proprio in questi giorni dovrebbe uscire Ali About Anna, in cui una single votata al successo professionale è tormentata dalla focosa vita erotica della coinquilina Camilla. Altri tre film sarebbero già in cantiere: Beverly’s Birthday, storia di una ragazza abbandonata che scopre se stessa (in tutti i sensi) attraverso una serie di incontri, Donna Mobile, che racconta di una enigmatica Zelig del sesso, e il fantascientifico Fluid, in cui uomini e donne con poteri sessuali “aggiuntivi” sono costretti a vivere sottoterra.

 

Ma il legame fra Lars Von Trier e il cinema hard ha radici antiche e più “intellettuali”. Gli addetti ai lavori ipotizzano, infatti, che alla base del rivoluzionario Manifesto cinematografico chiamato Dogma ‘95, stilato appunto da Von Trier, ci sarebbe la grande passione per il cinema porno del regista. Scritta insieme a Thomas Vinterberg autore del celeberrimo Festen, questa lista di “cose da fare e da evitare” nella realizzazione di un film vuole essere un invito a una purezza primigenia attraverso una serie di regole: le riprese vanno fatte sempre in luoghi reali, non ci devono essere oggetti extra se non quelli trovati sul set, la musica deve essere di ambiente e non aggiunta dopo, la macchina da presa deve essere a mano, l'illuminazione artificiale è proibita, il nome del regista non deve essere menzionato nei titoli del film...

 

E non è un caso che tra i tanti registi che si citano come antesignani del lavoro dell’autore di Dogville compare anche quello di John Stagliano, un ex divo del cinema hard soprannominato Buttman che, per problemi di natura fisica, dovette passare dall'altra parte della macchina da presa già alla meta degli anni Ottanta. Privo di fondi per produrre film in 35 millimetri, Stagliano acquistò negli Usa una delle prime telecamere HI8, le antenate dirette delle moderne Dv Cam digitali. Quattro anni dopo, la sua Evil Angel divenne la prima casa di produzione di film erotici conosciuta a livello mondiale.

 

Anche Rocco Siffredi, il pornodivo italiano, è fortemente convinto dell'esistenza di un legame tutt’altro che casuale tra la nascita di Dogma e l’affermarsi di una nuova estetica nel cinema porno, proprio a partire dalla “rivoluzione” di John Stagliano. “Appena ho visto un film di Dogma ho pensato che, per la prima volta, qualcuno aveva finalmente dimostrato pubblicamente di vedere e apprezzare i film porno. Nell'hard, spiega Siffredi, si è affermata molto prima di Dogma di Von Trier, una tecnica chiamata Gonzo Style, in cui il realismo domina l’azione e gli attori professionisti devono ostentare un’estrema naturalezza”.

 

Così i benefici della tecnologia digitale per il cinema porno sono gli stessi tratti da Dogma ‘95. Un’idea che condivide anche Peter Aalbaak Jensen, amico da sempre di Von Trier e responsabile della Zentropa. “Siffredi ha ragione. Le similitudini tra il porno e Dogma sono esatte e siamo molto orgogliosi che un attore che stimiamo, come Rocco, abbia notato questi punti in comune. Il look di Dogma è decisamente molto più sexy per il cinema hard”. Interrogato sul perché Zentropa abbia deciso di impegnarsi nella produzione di film a luci rosse, Jensen spiega: “Oltre a interessanti risvolti economici, produrre porno rappresenta un modo per costituire un’atmosfera particolare intorno alla nostra società, che sia attraente per il tipo di registi con cui ci piacerebbe lavorare”. A riprova del latto che l'attrazione tra i giovani autori e il genere hard esiste Rocco Siffredi racconta di un incontro avvenuto a Cannes molti anni fa: “Io e Ron Jeremy, il più famoso attore porno dopo John Holmes, stavamo facendo una passeggiata, quando un ragazzo dall'aria molto buffa si presenta per salutare Ron, dicendogli che era un suo grande fan. Abbiamo parlato per molto tempo di tutte le tecniche di ripresa usate nei nostri film, che lui sembrava conoscere in ogni dettaglio. Quando ci siamo salutati, gli ho chiesto come si chiamasse. E quello: Quentin Tarantino...”.

Postato da: ElioM alle 21:53 | link | commenti (1) |

martedì, 20 luglio 2004

Laputa: il Castello nel cielo

Regia: Hayao Miyazaki

Distribuzione: Buena Vista Home Entertainment

Produzione: Studio Ghibli, Tokuma Publishing co. ltd.

Anno:1986

Da quando Buena Vista (distributore dei film d’animazione targati Disney) ha siglato un accordo per la pubblicazione delle opere dello Studio Ghibli, casa di produzione nata grazie a Hayao Miyazaki , ad Isao Takahata e alla Tokuma Publishing e firmate dal grande regista Hayao Miyazaki (Nausicaa nella Valle del vento ecc.), molte opere del famoso studio d’animazione giapponese sono uscite in occidente.

L’ultimo film di Miyazaki uscito per Buena Vista in DVD e VHS è “Laputa: il castello nel cielo”.

Laputa che esce nel 1986 è la seconda opera prodotta dallo Studio Ghibli dopo “Nausicaa nella valle del vento” (1984).

Il film, disegnato completamente da Miyazaki, riprende elmenti e paesaggi dell’opera precedente e testimonia l’amore del regista per l’ ecologismo, l’ antimilitarismo, l’esaltazione dei sentimenti più semplici come l’amore e l’amicizia, la mania per il volo e per i protagonisti che fluttuano più o meno nell’aria.

La pellicola narra di un passato remoto in cui un antico popolo è in possesso di un’avanzatissima tecnologia, grazie alla quale, mediante l’utilizzo di un particolare cristallo, fu in grado di costruire città fluttuanti capaci d’abbandonare la terra per trasferirsi in cielo. La più importante di queste città era appunto Laputa.

Purtroppo l'antico popolo utilizzando maldestramente il potere dei cristalli si estinse e fu presto dimenticato, insieme a tutte le sue conoscenze.

Il film si svolge 700 anni dopo la scomparsa dell'antica civiltà e racconta le vicende di Pazu, un giovane apprendista minatore e di una dolce fanciulla di nome Sheeta, che è inseguita dall'esercito e da un gruppo di pirati.

La ragazza precipitando dal dirigibile dei militari cade direttamente tra le braccia di Pazu senza alcun danno, grazie alle proprietà della pietra che porta al collo. La strampalata banda di pirati è formata dalla capitana Dora chiamata Mamma da tutto l'equipaggio, anche perché è effettivamente la mamma di tre membri della ciurma. I militari stanno dando la caccia a Sheeta per impossessarsi del cristallo ed avere accesso all'antica città di Laputa.

Hayao Miyazaki oltre alla regia si è occupato anche della sceneggiatura e della storia originale, il character design è stato affidato a Kazuya Kondo mentre le musiche sono di Joe Hisaishi.

Postato da: ElioM alle 07:49 | link | commenti (1) |

martedì, 22 giugno 2004

Due “italiani” alla corte dell’ “Uomo Ragno”

 

Prendete uno sceneggiatore che è ormai diventato uno degli scrittori di punta del fumetto italiano. Affiancategli un disegnatore che con il proprio stile ha fatto scuola al punto da essere universalmente riconosciuto come un maestro del fumetto italiano. Aggiungete un’icona del fumetto mondiale come l’Uomo Ragno, mescolate il tutto e avrete un mix perfetto!

 “Il segreto del vetro”, la prima storia italiana dell’Uomo Ragno alla quale hanno lavorato Tito Faraci (Topolino, Diabolik, Dylan Dog, Magico Vento) per i testi e Giorgio Cavazzano (Topolino, Altai & Jonson, Capitan Rogers, Timothée Titan) per i disegni, è un’avventura molto particolare, che vede Peter Parker inviato da J.J. Jameson a realizzare un reportage in Italia, in una città unica al mondo, inimitabile, che almeno una volta all’anno si popola di gente in costume: naturalmente stiamo parlando di Venezia e del suo carnevale.

Ma “Il segreto del vetro” non è una parodia delle storie del Tessiragnatele. Tutt'altro: nell’avventura, trovaimo l’ Uomo Ragno che si muove in un ambiente lagunare fra calli e campielli. Il lettore manmano che la storia va avanti, viene  a conoscenza di un terribile mistero che affonda le sue radici nell'isola di Murano e ruota intorno a una creatura maledetta, l’inquietante conte Alvise Gianus, scienziato e alchimista che “consacrò all’arte della fabbricazione del vetro la propria vita. E, in un certo senso, anche la propria morte…”.

Questo progetto, nato durante Lucca Comics 2002 da un’idea di Tito Faraci, ha coinvolto subito il disegnatore prescelto e lo staff di Marvel Italia.

Come hanno ricordato gli stessi autori infatti, senza l’apporto di Enrico Fornaroli, che ha magistralmente supervisionato la storia e di Max Brighel, che più volte con la sua omniscenza ragnesca ha aiutato Faraci a cavarsi da situazioni difficili, la storia non avrebbe mai visto la luce.

L’ambientazione della storia deriva dal fatto che Venezia oltre ad essere una delle città più conosciute al mondo è la città dove Cavazzano vive e che nonostante ciò non ha mai avuto occasione di disegnare.

Anche l’uscita nelle edicole e nelle fumetterie di questa prima storia italiana di un personaggio fumettisticamente importante come l’Uomo Ragno è stata ampiamente differenziata.

Un anno dopo il suo concepimento a Lucca Comics 2003, la Marvel Italia ha infatti presentato un volume cartonato per fumetterie con tavole in bianco e nero della storia di Faraci e Cavazzano accompagnata da ampi stralci di sceneggiatura e piccole biografie degli autori.

Gennaio del 2004 invece ha visto uscire l’albo nelle edicole sempre per i tipi della Marvel Italia. In questo caso la storia è stata impreziosita dai colori della tavolozza elettronica di Nardo Conforti.

Insomma, un progetto impegnativo al quale la Marvel Comics ha lavorato con grande entusiasmo.

Postato da: ElioM alle 12:37 | link | commenti (1) |

domenica, 20 giugno 2004

Leonardo Gori,

quando la "storia" diventa giallo

Leonardo Gori nasce a Firenze il 1 Gennaio 1957.

Laureato in Farmacia, da quando ha imparato a leggere su “Topolino” non ha mai cessato di occuparsi di Narrativa Grafica.

Il suo romanzo d'esordio, "Nero di Maggio" per la casa editrice Hobby & Work, è dell'anno 2000. A gennaio 2002 è uscito, sempre per la Hobby & Work, il suo secondo romanzo, "I Delitti del Mondo Nuovo", un thriller ambientato nella Toscana del 1776, all'alba dell'era delle rivoluzioni. Il suo terzo romanzo,”Il passaggio” invece, è uscito sempre per la stessa Casa Editrice il 18 gennaio 2002, mentre la terza inchiesta del Capitano Arcieri, "La finale", è uscita in libreria il 15 ottobre 2003.

Grande persona, dotato di una disponibilità comune a pochi autori, ha voluto farmi il piacere di rispondere ad alcune domande che gli ho posto quindi senza rubragli altro tempo lascio a lui la parola.

 

Si può presentare? Chi è Loenardo Gori?

 

Nato a Firenze 47 anni fa, Leonardo Gori cerca, con onestà, di fare lo scrittore.

Ha pubblicato cinque romanzi: "Nero di maggio", "I delitti del Mondo Nuovo", "Il passaggio", "La finale" e "Lo specchio nero", quest'ultimo in tandem con Franco Cardini.

Ha partecipato anche a varie antologie, fra cui "Faccetta Nera", in uscita per Sonzogno a fine 2004.

A parte il secondo libro, un thriller storico ambientato in Toscana alla fine del Settecento, nei suoi "romanzi di tensione" il protagonista è un capitano dei Carabinieri, Bruno Arcieri, che agisce fra gli anni Trenta e la fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Dalla critica fumettistica alle pagine culturali de "La Nazione" fino a romanzi storici. Cosa l'ha spinto a cimentarsi con campi dello scrivere così diversi?

 

La grande passione per gli argomenti trattati e il bisogno insopprimibile di scrivere. Tutto qui. Sono un accanito collezionista di fumetti e forme espressive correlate (illustrazione, cinema d'animazione), e ho fatto del mio meglio, quand'ero giornalista, per contribuire a "traghettare" questi miei amori nel campo della cultura "alta".

 

Ne "I delitti del mondo nuovo" tratta la realtà toscana del 1700 mentre nei tre romanzi dedicati al capitano dei carabinieri Bruno Arcieri quella fascista e post fascista. Con quale periodo si è trovato più a suo agio?

 

Certamente con l'Italia del tempo del Fascio.

Mi sono divertito moltissimo a scrivere "I delitti del Mondo Nuovo": ma documentarmi, ed entrare nello spirito del 1776, è stata una gran fatica, mentre gli anni Trenta e Quaranta li conosco molto bene, anche se sono nato nel 1957... Odio i romanzi in cui l'ambientazione è solo un fondale dipinto: cerco, al contrario, di immedesimarmi nei personaggi, di farli parlare e pensare come uomini e donne del loro tempo.

A quale personaggio secondario dei suoi libri è più affezionato e perchè?

Forse a Ireneo Barbano, anarchico tenero e generosissimo, che ha un ruolo fondamentale ne "La finale", ambientata a Parigi nel 1938, nel mondo dei fuoriusciti antifascisti. Rappresenta la "summa" dei valori di onestà, rigore morale, affidabilità, che cerco nel prossimo e in me stesso, e che raramente trovo.

Quanto di Leonardo Gori è presente nella figura del gerarca fascista a cui Arcieri deve fare da scorta in "Nero di Maggio"? Quanto di storico? E quanto di inventato?

Leonardo Gori è presente in tutti i personaggi di tutti i suoi romanzi. Ma non è distribuito equamente, com'è ovvio, e il gerarca fascista senza nome (ma dall'identità assai trasparente, temo) ha davvero poco di me.
Forse qualche lato davvero oscuro, un accenno di delirio di purezza, o qualcosa di simile. Di storico, il gerarca senza nome ha invece molto: è per metà un personaggio assai potente, a Firenze e non solo, ma soprattutto rappresenta una certa èlite fascista coltissima e raffinata, a suo modo illuminata e tollerante, ma ugualmente incarnazione del Male. Mi affascina, di questa gente, il mistero della loro trasformazione, durante le fasi finali della guerra mondiale. In certi casi - penso soprattutto a Bottai, fra i pochi che sopravvissero - "rinsavirono" e tornarono ad essere, nel dopoguerra, ottime persone. In altri, preciptarono nell'abisso più nero. Il gerarca senza nome appartiene a questa seconda categoria, è un collage di alcuni personaggi realmente vissuti e morti tragicamente.

Quali sono le fonti a cui si documenta per scrivere i suoi libri?

Per documentarmi raccolgo tutto il possibile sul periodo, l'ambiente e gli eventuali personaggi storici: materiali di prima mano, quand'è possibile; testimonianze orali; memoriali scritti; filmati; saggi... Ma soprattutto faccio un'immersione totale nella cultura "bassa" del periodo. Per gli anni Trenta e Quaranta, mi nutro di riviste illustrate, letteratura popolare, cinema di serie B, eccetera eccetera.

Spero di non averle arrecato troppo disturbo.

E' stato un piacere. Perdoni la brevità.
Cordiali saluti
Leonardo Gori




















Postato da: ElioM alle 09:33 | link | commenti (1) |

venerdì, 18 giugno 2004

Lena, Fisrt Lady dell'Internet

L'immagine di una Playmate è stata diffusa in rete in milioni di copie, dal 1972 a oggi. Ora riceverà un premio per il suo contributo all'avanzamento della tecnologia digitale

 

Nella storia così maschile di Internet ci sono anche le donne nude. Non solo quelle dei siti porno, che oggi costituiscono una affare clamoroso: le pagine di Persian Kitty elencano più di 900 siti per adulti e molti di questi sono a pagamento. Persino il rapper T-Ice ha una sezione delle sue pagine riservata (la Forbidden Zone) e a pagamento, da cui incassa circa 5000 dollari al giorno.

Ma quella di Lena è tutta un'altra storia. La sua immagine apparve come pagina centrale di Playboy nel novembre 1972. Poco dopo, all'università della California del Sud, un ricercatore sconosciuto, di cui si è persa traccia, utilizzò quella foto per provare le tecniche di compressione delle immagini. Si tratta di partire da un'immagine iniziale, digitalizzarla, trasformandola in una successione di bit e quindi di vedere se quel file enorme può essere ridotto in dimensione, conservando tutta l'informazione iniziale, oppure perdendone soltanto una quota poco rilevante. La compressione serve non solo a occupare meno spazio sui dischi di memoria ma anche a ridurre i tempi di trasmissione. Come tale, la parziale nudità di Lena viaggiò in lungo e in largo per la rete. Tutti la chiamavano semplicemente Lena, ma nessuno sapeva chi essa fosse.

Da allora Lena è divenuta uno standard di riferimento per tutti i ricercatori, fino a essere soprannominata la First Lady dell'Internet:

"L'uso della sua foto è chiaramente uno degli eventi più importanti nella storia del trattamento elettronico delle immagini" ha dichiarato a Playboy Jeff Seideman, presidente della Society for Imaging Science and Technology (IS&T).

Proprio questa società, in occasione dei propri 50 anni, ha deciso di trovare la vera Lena e di invitarla alla sua conferenza. Così è cominciata la caccia, a partire dagli archivi di Playboy che però ne indicavano solo la nazionalità - svedese- e il nome da ragazza, Lena Sjööblom. Spargendo messaggi per la rete alla fine Seideman ne trovò l'indirizzo e riuscì a parlarle: sposata Soderber, ora opera a Stoccolma per un'agenzia governativa e in particolare lavora con dei lavoratori handicappati, avviandoli all'uso dei computer.

Ignara della sua fama, Lena ha dichiarato: "Saranno un po' stufi di me ... avendo guardato la stessa fotografia per tutti questi anni". Di buon grado ha accettato di essere ospite del Convegno e di continuare a essere lo standard delle immagini digitali anche nel ventunesimo secolo. Persino Playboy, di solito ben attento a tutelare il proprio Copyright, ha chiuso un occhio di fronte a tanto irresistibile dilagare degli occhioni di Lena.

Postato da: ElioM alle 16:34 | link | commenti (1) |

giovedì, 17 giugno 2004

 Pensieri e parole in libertà

Elio M, l'autore di questo blog, nasce in una ridente cittadina di mare tosacna, Viareggio. Fin dalla più tenra età, grazie anche alla famiglia che lo ha sempre appogiato, si interessa di tutto ciò che riguarda le immagini (fumetto,cinema, pittura, fotografia...) e di letteratura di genere sopratutto fantascienza, fantasy e letteratura gialla, prima come semplice fruitore in seguito abbozzando lavori di critica pubblicati su siti internet e su quotidiani locali. Con queste poche parole spero di essere riuscito ad inquadrare sia l'autore che gli argomenti che si tratteranno in questo blog. Spero inoltre che i lettori vogliano aiutarmi a tenere vivo il mio blog con interventi personali, che sarò felice di pubblicare, che con commenti ai pezzi scritti. L'avventura comincia....      Elio M

Postato da: ElioM alle 20:04 | link | commenti (3) |

 

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